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Marco D’Amore, racconto la tragica ascesa di Mussolini

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ANSA ROMA — Benito Mussolini, “lo zingaro della politica, l’autodidatta del potere,” sale al Quirinale e si prepara a diventare il più giovane primo ministro della storia italiana. “Non ha nessuna esperienza di governo né di amministrazione pubblica, è entrato alla Camera solo 16 mesi prima con la camicia nera, la divisa di un partito squadrista … Il figlio del fabbro ha salito le scale del potere: il nuovo secolo si è aperto e al tempo stesso si è richiuso sui suoi passi.” Nel pieno delle polemiche sul Salone del Libro, con l’esclusione dell’editore Altaforte sotto indagine per apologia di fascismo e il dibattito tra chi punta il dito sulla propaganda nera e chi difende l’apertura a tutte le idee, e dopo il caso del servizio della TgR sulle celebrazioni del Duce a Predappio, Rai3 spariglia e propone, sabato 11 maggio alle 22.20, ‘Mussolini il figlio del secolo,’ una serata evento tratta da uno dei casi letterari dell’anno, il libro di Antonio Scurati ‘M. Il figlio del secolo’ (Bompiani), finalista al premio Strega. A dare fisicità, foga, intensità drammatica al reading sono Luca Zingaretti, Valerio Mastandrea e Marco D’Amore, prestando corpo e voce alla parabola di Mussolini dagli esordi impantanati delle prime rivendicazioni fasciste alla cronaca sincopata della marcia su Roma, fino all’ora tragica della sua consacrazione politica.
“Ho il privilegio di essere amico di Scurati — racconta all’ANSA D’Amore — e ho studiato a fondo il libro, accostandomi al suo lavoro profondo di scavo e di approfondimento. Entrare in questo percorso è stato per me come obbedire a un principio morale. E poi far parte di un trio meraviglioso di attori, con due giganti come Luca e Valerio … Non potevo che rispondere: presente.” Un’urgenza legata anche alla “consapevolezza che viviamo tempi in cui è necessario parlare con chiarezza e altezza di linguaggio di quello che siamo stati e potremmo tornare a essere: un fatto doveroso e biologicamente natural,” sottolinea l’attore. “Soffia da tempo un vento pericoloso: dare fisicità al racconto storico vuol dire fare spazio a quella tridimensionalità senza la quale i fatti, anche quelli più mostruosi, tendono a sbiadirsi.”
Nata da un’idea di Scurati e di Marco Fiorini, per la regia di Alessandro Renna, la serata “è un esempio di grande servizio pubblico,” si appassiona D’Amore. “Il racconto del passato parla al presente e punta proprio a creare un corto circuito, una vertigine nello spettatore: spero proprio che lasci spunti, riflessioni e idee,” insiste l’attore, che non si sottrae al dibattito di queste ore su fascismo e antifascismo. “C’è la Costituzione che non permette apologia di fascismo. Io sono pertiniano: l’aforisma attribuito a Voltaire, ‘non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo,’ per me non si applica ai fascisti. Il fascismo è il contrario delle idee, i fascisti non sono plurali.
E’ molto chiaro e semplice.” In piedi, tra gli scranni di marmo del teatro terrazza del Palazzo dei Congressi di Roma, capolavoro razionalista dell’architetto Adalberto Libera, deserto e immerso nel buio, Zingaretti, Mastandrea e D’Amore si alternano nella lettura delle pagine del libro, accompagnata dalle fotografie d’epoca proiettate sulle pareti, e intervallata dagli interventi dello stesso Scurati, momenti di raccordo che aiutano lo spettatore a seguire progressione e contesto degli eventi. Tra l’acquiescenza di Giolitti, l’inerzia della monarchia, la miopia della sinistra e il dilagare della violenza squadrista, la democrazia va incontro inesorabilmente alla sua crisi. Unica voce in difesa, la testimonianza civile e appassionata di Giacomo Matteotti, nel suo ultimo discorso parlamentare: il deputato socialista pagherà con la vita la sua inflessibile opposizione al regime. Mussolini intuisce la debolezza strutturale delle istituzioni e gioca all’attacco assumendo la responsabilità storica e politica del delitto: è il punto di non ritorno. IAH

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Author: jonathano

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